Territorio

Chianti Classico

Il Chianti Classico, cuore della Toscana, è una delle regioni vinicole più celebrate d’Italia, ricca di tradizione e cultura. Tra le città di Firenze e Siena, l’area di produzione si estende per 70.000 ettari. Il territorio del Chianti Classico presenta una grande eterogeneità: mille sfumature di terreni, diverse situazioni climatiche ed altimetriche e differenti componenti di biodiversità caratterizzano la denominazione. 

Nonostante il Chianti Classico sia una delle zone vitivinicole più importanti nel panorama enologico italiano e mondiale, i vigneti occupano solamente il 15% della sua superficie.

Un’estensione sostanzialmente uguale è ricoperta invece dagli oliveti, che rappresentano l’altra faccia del distretto agroalimentare del Chianti Classico. Il resto del territorio è per lo più coperto da boschi (querce, castagni, cipressi) che rendono con questa varietà di vegetazioni il paesaggio del Chianti decisamente affascinante

Il sistema mezzadrile in voga fino a metà del secolo scorso, ha avuto un profondo impatto sulla definizione del paesaggio, la modellazione delle strutture sociali e l’architettura delle case rurali e dei borghi del Chianti. Immersi in un paesaggio splendido, case coloniche, ville, pievi, castelli e borghi arroccati raccontano la storia e la cultura di questa zona.

Caratteristiche Del Territorio

L’orografia del Chianti è una parte essenziale della sua identità geografica e contribuisce in modo significativo alla produzione dei suoi rinomati vini.

La principale catena montuosa nei dintorni del Chianti Classico è quella dei Monti del Chianti, che si trova lungo il confine orientale della regione, separandola dalla Valle dell’Arno. Il punto più alto della zona è il Monte San Michele, con un’altitudine di 893 metri sul livello del mare.

Una seconda catena montuosa meno elevata ma altrettanto significativa si estende da San Donato in Poggio, passando per Castellina in Chianti fino a Vagliagli. Questa divide il territorio in una parte interna e una parte esterna, che si estende verso il mare Mediterraneo a ovest.

Dal centro si originano due bacini idrografici: uno verso nord, formato dai fiumi Pesa e Greve (nella parte nord-ovest e nord-est, rispettivamente), mentre verso sud, nel Chianti Classico della parte senese, il bacino idrografico principale è occupato dal torrente Arbia.

Le variazioni di altitudine, le diverse condizioni termiche, i venti, le brezze mediterranee e le differenti esposizioni al sole contribuiscono a creare nel Chianti Classico una miriade di microclimi unici, ciascuno con le sue sfumature e caratteristiche specifiche.

Le colline del Chianti sono il risultato di processi geologici verificatisi nel corso di milioni di anni ed in particolare dal collasso delle due placche: quella tirrenica e quella appenninica.

Possiamo identificare quattro componenti principali: 

  • Arenarie, per lo più macigno del Chianti che troviamo soprattutto nella parte del confine est della denominazione;
  • Alberese, un calcare marnoso ad alto contenuto di carbonato di calcio che caratterizza la parte centrale del Chianti;
  • Galestro uno scisto argilloso facilmente friabile;
  • Sabbie e depositi marini anche fossili che derivano dalla dorsale dei Domini Liguri. 

Le escursioni termiche quotidiane sono moderate, ma sono più accentuate nella parte orientale del Chianti Classico a causa dell’altitudine più elevata. Le precipitazioni annue si attestano attorno agli 800/900 millimetri di pioggia, con picchi durante la primavera e l’autunno.

Storia Del Chianti

I suoi affascinanti paesaggi sono memoria viva di un glorioso passato e ci raccontano una storia ricca di cultura e di tradizioni antiche.

La storia del Chianti Classico ha radici antiche, risalendo all’epoca degli Etruschi, che qui coltivavano la vite e producevano vino. Tuttavia, i risultati iniziali erano mediocri a causa della forte acidità dei vini, che richiedeva l’aggiunta di ingredienti addolcenti ed aromatizzanti come il miele o le erbe. Gli Etruschi furono i primi a trasformare il paesaggio chiantigiano, abbandonando la pastorizia per dedicarsi all’agricoltura, in particolare alla coltivazione della vite.

Successivamente, i Romani implementarono l’economia agricola ed iniziarono a coltivare l’olivo.

Nel periodo medievale, il Chianti  è stata terra di confine tra le rivali città di Firenze e Siena, sfondo di lotte feroci tra le due potenze toscane. Per difendere il territorio, vennero eretti numerosi castelli, fortificazioni e pievi. Alcuni di questi luoghi videro successivamente prendere forma i primi segni di un Rinascimento vivace e brillante.

Attorno alla metà del 1200 a Firenze vennero istituite le Leghe, enti amministrativi posti a gestione e a protezione dei territori fiorentini. Nel 1384 la Repubblica di Firenze istituì la Lega del Chianti, e il gallo nero apparve per la prima volta nel suo emblema.

Terminate le guerre, la maggiore sicurezza permise lo sviluppo di un nuovo assetto fondiario e sociale che caratterizzerà il Chianti fino almeno alla metà del 1900: il sistema delle ville-fattoria.

Le ville-fattoria rappresentano un “nuovo” modello organizzativo, agricolo, culturale e paesaggistico. Questi insediamenti rurali fungono da centri direzionali per una produzione diversificata, caratterizzata non solo da vino e olio, ma anche da cereali, ortaggi, allevamenti di animali e produzione di carne, salumi e formaggi.

Un approccio di agricoltura multifunzionale che ha contribuito alla definizione del paesaggio, e influenzato l’architettura delle case rurali e dei borghi del Chianti.

Tutto ruota attorno alla mezzadria, un contratto agricolo in cui un proprietario terriero fornisce la terra all’agricoltore  (il “mezzadro”) in cambio della metà dei prodotti agricoli. Per garantire il sostentamento della famiglia, il mezzadro tendeva a coltivare la più vasta gamma di colture possibili, includendo la gestione di piccoli allevamenti di mucche, maiali, polli.

Questa pratica ha contribuito a stabilizzare le comunità rurali chiantigiane per molte generazioni, favorendo l’adozione di pratiche agronomiche sostenibili e la tutela della biodiversità del territorio.

L’importanza di questo modello nel definire l’identità del territorio è tale che il paesaggio e il sistema delle ville-fattorie del Chianti Classico sono attualmente oggetto di attenzione da parte dell’UNESCO per l’ottenimento del prestigioso riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità.

Lo straordinario risultato dell’interazione tra uomo e ambiente circostante, in cui la tradizione, la bellezza naturale e l’arte dell’agricoltura si intrecciano, rendono il Chianti Classico un territorio veramente speciale.

La storia del vino Chianti Classico è profondamente intrecciata con quella del territorio. Questa regione è ricca di antiche tradizioni, con radici che risalgono all’epoca degli Etruschi e dei Romani.

Durante il Medioevo, il Chianti fu il teatro di numerosi conflitti tra le città di Firenze e Siena. In questo periodo, emersero villaggi, castelli e fortezze, insieme alle prime coltivazioni di uva e olivo, assumendo un’importanza crescente dal punto di vista economico. È proprio in questo contesto storico che ha origine il simbolo e la leggenda del Gallo Nero. 

A fine del 1300, il gallo nero fu adottato come simbolo dalla Lega del Chianti, una struttura politico-militare istituita dalla Repubblica di Firenze con l’obiettivo di controllare il territorio del Chianti.

Secondo la leggenda, le due città di Firenze e Siena, ormai esauste dopo anni di numerose e sanguinose lotte per il controllo del Chianti, decisero di risolvere la questione con una competizione alquanto singolare. Le due città designarono due cavalieri come loro rappresentanti. L’accordo prevedeva che, al primo canto del gallo del giorno prestabilito, entrambi i cavalieri si sarebbero messi in sella e il confine tra i comuni sarebbe stato determinato nel punto in cui si fossero o incontrati.

I senesi scelsero un gallo bianco, che venne accudito e nutrito nei giorni precedenti. I fiorentini, invece, selezionarono un gallo nero e lo confinarono in una gabbia angusta, lasciandolo a digiuno per diversi giorni.

Nel giorno fissato per la sfida, il gallo nero dei fiorentini, tormentato dalla fame e dalla gabbia angusta, cantò molto prima dell’alba. Questo permise al cavaliere fiorentino di partire con un netto vantaggio rispetto al rappresentante senese, il cui gallo, ben nutrito e tranquillo, si svegliò e cantò molto dopo l’alba.

I due cavalieri si trovarono quindi a pochi chilometri da Siena, nelle vicinanze di Fonterutoli, dove fu stabilito il confine tra le due Repubbliche.

Evoluzioni Del Disciplinare

Il Chianti ed il Chianti Classico sono, per loro natura e tradizione storica, vini di assemblaggio la cui base ampelografica ha nel corso dei secoli mutato la sua composizione. Il blend è cambiato parecchio, sia per scelte stilistiche e organolettiche, sia in risposta alle tendenze del momento. Queste trasformazioni ampelografiche, insieme alla curiosa non-coincidenza tra il nome del vino e la zona di produzione, hanno reso poco immediata la lettura del fenomeno del Chianti. Proviamo quindi a fare un po’ di chiarezza e a capire come nel tempo sono mutate le regole.

Già nel 1400 il Chianti si stava affermando come vino d’eccellenza. A tutela del nome, la Lega del Chianti impose, nel 1444, l’obbligo di vendemmiare non prima della festa di San Michele (29 settembre) per garantire un livello minimo di maturazione.

Uno dei primi esempi di regolamentazione vinicola nel mondo si ebbe proprio per regolare la produzione, la vendita e il nome Chianti. Nel 1716 il Granduca Cosimo III emanò un editto per fissare i confini della zona di produzione e stabilì delle sanzioni per il traffico clandestino e la contraffazione. 

Dato l’estremo successo, la sola identificazione dell’origine/territorio di produzione non fu più sufficiente: a metà dell’Ottocento il Barone Ricasoli identifica dunque la “giusta mescolanza” di varietà di uve da utilizzare. La base è ovviamente data del Sangiovese alla quale sono previste piccole aggiunte di Canaiolo, Malvasia bianca e Trebbiano, oltre ad un 5% di altri uvaggi.

Il vino Chianti iniziò ad essere prodotto un po’ ovunque nel resto della Toscana, anche al di fuori dei confini geografici della zona del Chianti. Nel tentativo di proteggersi dai vini “fuori zona” e a tutela del territorio, nasce nel 1924 il primo consorzio di tutela su base volontaria, il Consorzio per la Difesa del vino Chianti

L’immagine scelta dagli associati per rappresentarli è il gallo nero, già simbolo della Lega Militare del Chianti, prende vita il più antico consorzio di vitivinicoltori in Italia.

Nel 1932 un decreto ministeriale riconosce lo status esclusivo dei vini prodotti nella zona originaria del Chianti e delibera ufficialmente l’introduzione dell’appellativo “Classico” distinguendolo così dal Chianti prodotto fuori zona – quindi “non Classico”.

Nel 1967 il vino Chianti e la sua sottozona Classica ricevono la denominazione di origine.

La base ampelografica di questo primo disciplinare prevede l’utilizzo sia di uve rosse (con percentuali comprese tra il 70-90%) che di uve bianche. Nello specifico:

 

  • Sangiovese per almeno il 50%;
  • Canaiolo nero per il 10%;
  • Trebbiano e Malvasia -da sole o congiuntamente- tra il 10% e il 30%.

Nel 1984 il Chianti Classico ottiene la denominazione di origine controllata e garantita, il riconoscimento più alto per i vini di qualità italiani. In questo passaggio viene aumentata la percentuale minima obbligatoria del Sangiovese.

Nel 1996 assistiamo finalmente all’identificazione di due disciplinari e denominazioni differenti: Chianti e Chianti Classico, entrambe DOCG. Da quest’indipendenza del Chianti nascono ulteriori cambiamenti nella base ampelografica: si introduce per la prima volta la possibilità di produrre il Chianti Classico da sole uve rosse ed eventualmente da solo Sangiovese. Le uve bianche sono ancora ammesse per un massimo del 6% e al contempo viene data la possibilità di utilizzare uve complementari rosse, anche non autoctone. 

Nel 2005 la percentuale minima di Sangiovese sale all’80% e aumenta anche quella dei vitigni complementari, che passa dal 15 al 20%. Con lo stesso decreto diventa definitiva l’uscita delle uve bianche, non più utilizzabili a partire dall’anno successivo.

Nel 2013 nasce la Gran Selezione, una nuova tipologia di Chianti Classico che va ad affiancare le già esistenti Annata e Riserva e a posizionarsi al vertice della piramide qualitativa dei vini del Gallo Nero. Recentemente per questa sola tipologia, la percentuale del Sangiovese è aumentata al 90%, per il restante 10% sono ammesse solo uve autoctone. Lo stesso disciplinare, nel 2021, introduce le UGA (unità geografiche aggiuntive).

Unità Geografiche Aggiuntive

Il Chianti Classico è un territorio complesso e variegato, con suoli, microclimi e territori diversi che possono variare anche all’interno della stessa azienda vinicola. Per enfatizzare l’importante connessione tra vino e territorio, la zona di produzione del Chianti Classico è stata suddivisa in zone più specifiche per riflettere caratteristiche omogenee: queste 11 Unità Geografiche Aggiuntive (UGA) rappresentano il primo passo per riconoscere e celebrare la straordinaria diversità del Chianti Classico.

Le UGA non implicano valutazioni di merito o classificazioni, ma servono a valorizzare le diverse identità e peculiarità territoriali dei vini Chianti Classico. Attualmente, queste menzioni aggiuntive si applicano solo alla categoria Gran Selezione e comprendono Castellina, Castelnuovo Berardenga, Gaiole, Greve, Lamole, Montefioralle, Panzano, Radda, San Casciano, San Donato in Poggio e Vagliagli.

Disciplinare Oggi

Chianti e Chianti Classico: non sono la stessa cosa! Sono entrambe DOCG, ma hanno disciplinare, zona di produzione e Consorzio diversi.

Partiamo dal territorio. Nonostante in campo enologico convivano entrambi i termini, da un punto di vista storico-geografico esiste solo il “Chianti”. Il Chianti è il territorio identificato fin dal 1716 come particolarmente adatto alla produzione di vino: comprende otto comuni tra le province di Firenze e Siena. Solo in questo territorio è possibile produrre il Chianti Classico.

Al di fuori di questa zona, ci sono le aree di produzione del vino Chianti, che si estendono in varie parti della Toscana, tra le province di Firenze, Siena, Arezzo e Pisa.

Da qui la confusione: il Chianti è il nome di un vino prodotto in quasi tutta la Toscana, tranne nella zona geografica chiamata “Chianti”, dove invece viene prodotto il Chianti Classico.

  • Presenza minima di uve Sangiovese: 70% per il Chianti e 80% nel Chianti Classico
  • Vitigni a bacca bianca: non permessi nel Classico, ammessi fino al 10% nel Chianti
  • Resa ad ettaro più contenuta nel Chianti Classico
  • Titolo alcolometrico minimo del Chianti Classico è più alto rispetto a quello del Chianti (12% e 10% rispettivamente)

Per rendere piu semplice la distinzione tra i due vini, si fa riferimento al Gallo Nero. Questo storico marchio è associato ai soli vini Chianti Classico: deve essere obbligatoriamente presente sul collo della bottiglia insieme alla fascetta DOCG o, in alternativa, in retroetichetta.